
Un giorno della settimana prima delle vacanze di Natale, è venuto a scuola Paolo, un ragazzo che lavora presso il Museo delle Scienze di Pordenone, a parlarci delle “tecniche di volo”.
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Dapprima ci ha letto alcune frasi dal libro“ Il gabbiano Jonathan Livingston”, quindi ha distribuito a ciascuno di noi una penna, spiegandocene le varie parti e ha disegnato due sagome di uccelli alla lavagna: un gufo e una poiana. Chiamandoci uno alla volta, noi dovevamo indovinare a quale uccello apparteneva, solo dal rumore che la penna faceva venendo sbattuta. |
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Poi, abbiamo costruito degli aerei di carta, e Paolo facendoci leggermente piegare le ali, ci faceva notare che si otteneva una migliore planata. |
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Ad un certo punto abbiamo iniziato, suddivisi in gruppi, a costruire una mongolfiera in miniatura, con tutte le caratteristiche di quelle vere. |
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Paolo aveva predisposto i vari materiali occorrenti: carta bianca molto molto leggera ( usata dalle sarte per disegnarvi i modelli), scotch di carta, colla, stagnola, forbici, filo di ferro, cotone e alcool.
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Avevamo a disposizione tre fogli di carta speciale, già ritagliati a forma di esagono irregolare, alti circa un metro: con un po’ di difficoltà li abbiamo incollati l’uno accanto all’altro e quindi abbiamo unito le estremità in modo da ottenere una forma arrotondata.
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Poi, nella parte superiore abbiamo incollato un cerchio della stessa carta facendo attenzione che non rimanesse alcun buchetto lungo la circonferenza, da cui l’aria avrebbe potuto fuoriuscire. |
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La parte inferiore, quella aperta, è stata rivestita con delle striscioline di carta alluminio che non avrebbe permesso alla carta del “pallone” di incendiarsi.
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Con attenzione e una certa delicatezza abbiamo portato il tutto in cortile. Eravamo molto agitati. |
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In una ciotolina di alluminio è stato messo un bel batuffolo di ovatta, poi imbevuto di alcool.
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A questo punto, con dei pezzetti di filo di ferro molto leggero, Paolo usando lo scotch di carta, ha fissato la “cestina” al “ pallone” della mongolfiera ed infine l’ha ancorata con del filo da pesca piuttosto lungo per poterla governare quando sarebbe salita in alto. |
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La mongolfiera è stata posizionata su una “
base” costituita da uno scatolone con un’asta fissata al centro, che serviva
come rampa di lancio. |
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Finalmente è giunto il momento più emozionante: Paolo ha acceso il batuffolo di cotone imbevuto nell’alcool e, il “ pallone”, essendosi riempito di aria calda, si è sollevato.
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Lentamente la mongolfiera ha raggiunto l’altezza del tetto della scuola.
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| Ad un certo punto, a causa di una folata di vento, si è impigliata in un ramo; ma Paolo, con destrezza è riuscito a disincastrarla. Però la fortuna non ci ha assistito; difatti la mongolfiera ha urtato un filo della corrente elettrica e, purtroppo, la “ base”, rovesciandosi ha incendiato il “pallone”. | |
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La nostra mongolfiera si è carbonizzata! All’euforia della riuscita dell’esperimento, si è sostituita la delusione. Io infatti, speravo che salisse molto più in alto. Un grande applauso a Paolo si è alzato dal nostro gruppo per ringraziarlo della sua disponibilità, della sua bravura e per la semplicità con cui ci ha spiegato il volo e le sue regole. La nostra classe è stata fortunata nella riuscita dell’esperimento o, forse, più abile nella costruzione; infatti Paolo ci ha raccontato che ben otto mongolfiere, costruite da altre classi, non avevano preso il volo.
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Ci siamo riuniti tutti in cerchio e Paolo ha letto qualche frase dal libro “ Il gabbiano Jonathan Livingston”: adesso, anche noi, che eravamo in grado di costruire una mongolfiera, dovevamo tramandare le nostre conoscenze ad altri, così come il gabbiano Jonathan aveva insegnato le regole del volo all’amico Fletcher. Alla fine siamo ritornati in classe ed abbiamo salutato, con calore, Paolo. E’ stata un’esperienza molto interessante!
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Quinta B |
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L'INESAURIBILE ENERGIA DEL SOLE