RAPPRESENTAZIONE MUSICALE DI FINE ANNO

30 MAGGIO 2006

Questa è una storia vera ... ce l'ha raccontata un anziano nonno di Bannia, al quale l'aveva raccontata, quand'era piccolino, una sera davanti al fuoco, il suo nonno. E ... a questo nonno, a sua volta, quand'era bambino, gliel'aveva raccontata il suo nonno ...

Questa è una storia che affonda le sue radici nei tempi lontani ... molto lontani ...
E sapete perché so dice "affonda le sue radici"? Perché questa è la storia di una vecchia quercia, nata e vissuta lungo il fiume Sile ai margini del bosco di Marzinis, l'ultimo pezzetto di un bosco immenso che, nei tempi remoti, copriva tutta la pianura ...


 

La vecchia quercia del bosco era un albero robusto, dalle grosse radici, dal tronco forzuto, dal legno resistente, dalla chioma frondosa ricoperta da una miriade di verdi foglie.

Ogni mattina, alle prime luci dell’alba, quando ancora i bimbi sognano, giungeva presso il grande albero il picchio e con il suo becco iniziava a bucherellare il tronco alla ricerca di piccole larve di cui sfamarsi e … il suo tamburellare era un “richiamo” per tutti gli altri uccelli del bosco che a poco a poco arrivavano a frotte: passeri, cardellini, cinciallegre, fringuelli  …

Tutti insieme, appoggiati sui rami forti ed ospitali della quercia, lasciavano andare nell’aria i loro versi e le loro canzoni antiche, antiche come il mondo.

 

Ad un certo punto arrivava anche un vecchio abitatore del bosco: il cuculo che, con il suo verso, sembrava voler dettare il tempo alla musica dei suoi amici uccelli

E così le note ed i suoni penetravano nelle foglie, nei rami, nella linfa, fino a raggiungere il cuore della grande quercia che quasi esplodeva di gioia ed allegria.

Spesso anche il vento, talvolta con più  forza, altre volte con delicatezza, entrava ed usciva dalla sua chioma, giocherellava con le sue foglie, ogni tanto le sussurrava parole gentili  o le dedicava note poetiche…

La quercia spesso, nelle calde serate d’estate, raccontava agli scoiattolini agili e leggiadri che si rincorrevano tra i suoi rami, la grande amicizia che si era nata tra lei ed il vento. E la raccontava così:

Io del vento conosco
il suo fiato straniero
che scompiglia ogni bosco
e trascina il pensiero,
lo trascina oltre i monti,
lo trascina oltre i mari,
scavalcando orizzonti
verso sogni più chiari.
Io del vento conosco
la sua voce quieta
ed i versi che scrive
come un vero poeta.
Io del vento conosco
l’anima d’aquilone
e il respiro di vela
che scioglie ogni prigione.

(S. Roncaglia)

La quercia però, saggia com’era, conosceva bene il destino che la Natura aveva riservato agli alberi: sapeva che di lì a poco sarebbe iniziato un lungo periodo di silenzio. Fu così che una mattina l’aria si fece gelida e sferzante e  grossi chicchi gelati caddero dal cielo ed iniziarono a picchiettare sulle sue foglie…

Poi, lentamente, quei granellini lucenti come per magia si trasformarono in meravigliosi soffici fiocchi bianchi e dolcemente coprirono le sue fronde e tutto intorno

Freddo e nostalgia si impossessarono del grande albero.

All’improvviso gli uccelli smisero di cantare, gli animaletti del bosco scapparono nelle loro tane, le acque del fiume Sile si fecero silenziose … il loro mormorio scomparve, il vento smise di fischiare …

Il mondo rimase muto … la Natura divenne sorda.

Tutto intorno … regnavano … malinconia e tristezza.

La quercia si addormentò immersa nel profondo silenzio… ma … nel suo cuore teneva ben stretta la speranza di risvegliarsi, un giorno, con i rumori, i canti, i suoni della Natura.

Dopo un lungo periodo di silenzio un tiepido raggio di sole raggiunse le fronde della quercia risvegliandola: la fredda neve si era sciolta, il ghiaccio si era tramutato in lacrime d’acqua…Così, all’alba del nuovo mattino, la terra fu tutto un giardino: le creature del bosco ricominciarono a vivere e a cantare … gli uccelli riempirono con trilli e cinguettii l’aria fresca … l’acqua del Sile, tornò a scorrere, limpida e cristallina, tra le sponde attraversando il bosco, i campi, il paese … sbocciarono la violetta, la primula, l’anemone e il giglio martagone…

Tanti e tanti esserini alati, allegri, iniziarono a svolazzare sopra i loro petali, posandosi ora sull’uno, ora sull’altro, fondendo i colori stupendi delle loro ali con quelli dei fiori

Poi… come le farfalle… si alzarono in volo anche gli aquiloni

Nel bosco gli alberi si ricoprirono di una moltitudine di nuove foglioline, naturalmente anche la vecchia quercia germogliò e  continuò a vivere, vivere e intanto… tutto d’ intorno  il vento disperdeva nell’aria semi di suono

 

Semi di suono
Sento il vento
ha dentro semi di suono.
Li posa e riposa
nelle orecchie segrete
dove sole e pensiero sono insieme.
Quei semi di suono
lentamente
crescono in musiche
rumori
voci immense
e dolci.
In conchiglie
cresce rumore di mare.
Poi torna il vento.
Sento soffi freschi
asciugare i rumori
tagliare le foglie
alla musica e al suono
fino al silenzio.
(R. Piumini)

 

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